
Hofburggärten - Giardino Vescovile. Foto: Elda Letrari Cimadom
I Giardini del Palazzo Vescovile sono un vero gioiello nascosto. Il loro futuro ruolo come parte del Palazzo Vescovile ma anche come nuova area verde accessibile nel centro della nostra città è di fondamentale importanza per l’attrazione del centro storico. Per questo i cittadini di Bressanone hanno diritto di sapere quali orientamenti e quali decisioni verranno prese per i giardini a sud del Palazzo Vescovile.
L’Alternativa Ecosociale Bressanone (GBL/AES) ha raccolto informazioni che intende rendere pubbliche con l’odierna conferenza stampa.
In data 16 luglio i consiglieri Elda Letrari e Gregor Beikircher hanno presentato un’interrogazione contenente 5 quesiti; a questa è seguita risposta in sede di Consiglio Comunale in data 27 agosto 09.
Fin dal Medioevo i giardini del Palazzo Vescovile sono una zona di verde nel cuore di Bressanone e rappresentano parte integrante dell’insieme con il Palazzo stesso.
A partire dal 1980 il Palazzo Vescovile si è gradualmente aperto al pubblico; anche parte della popolazione e dell’ala commerciale hanno segnalato interesse verso una maggiore accessibilità.
Per questo il Comune di Bressanone ha stipulato con la Diocesi Bolzano/Bressanone un contratto d’affitto, riferito ad alcune parcelle dei giardini, per la durata di 20 anni a partire dal 1.11.2008; l’intenzione primaria era quella dell’accesso al pomario.
Si indirizza lo sviluppo del giardino in una direzione ben precisa
Il 18 febbraio 2009 la giunta di Bressanone affida allo Studio Steiner di Sarnen (Svizzera) l’elaborazione di uno studio di fattibilità, dando in questo modo un indirizzo ben preciso al futuro sviluppo dei giardini.
Il preventivo dello Studio Steiner parla di “Inszenierung des Pomarium in der Hofburg von Brixen”, prospetta dunque la messa in scena di attrazioni turistiche.
I costi per la prima fase dello studio, cioè solamente la proposta di un concetto senza elaborazione della sua esecuzione, sono notevoli: 48.000,00 Euro (senza IVA e spese).
Steiner ha specifiche referenze nel campo della realizzazione di attrazioni sistemate in giardini; fra l’altro ha partecipato alla realizzazione dei giardini di Trauttmannsdorff a Merano.
È previsto un “utilizzo turistico del pomario” che si intende trasformare in “perla turistica per Bressanone”.
Con questa delibera la giunta da un lato ha voluto dare un indirizzo ben preciso alla sistemazione dei giardini, dall’altro ha aperto la via anche ad una serie di spese che tale progetto comporta e che non sono del tutto prevedibili.


Su tre punti non siamo d’accordo
Vista la svolta che la sistemazione dei giardini del Palazzo Vescovile pare prendere, l’Alternativa Ecosociale si dissocia per dei motivi di natura democratica, architettonica ed economica.
- L’incarico per sviluppare un concetto “sull’utilizzo turistico” dei giardini è stato conferito senza previa discussione né pubblica né in Consiglio.
Non si è valutato il grado di accettanza di un tale progetto da parte della popolazione locale, progetto che sembra soddisfare solo una fetta ben precisa della nostra concittadinanza.
- Nel Piano Master non è stata presa nessuna decisione di massima in merito ai giardini; quale valore ha dunque un Piano Master, se decisioni di questa portata vengono prese al di fuori di esso?
- L’importo di Euro 48.000,00 per la sola elaborazione di un concetto pare eccessivo, anche rapportato alla grandezza della nostra città, in quanto a tale importo andranno a sommarsi anche le eventuali spese per il piano di attuazione e per il progetto stesso. Sarebbe stato opportuno quantificare e pianificare tutte queste spese successive prima di conferire l’incarico.
L’Alternativa Ecosociale si pronuncia a favore di una apertura dei giardini che tenga conto in primis della cittadinanza locale, che sia modica per quanto riguarda l’impatto e per quanto riguarda i costi.
- Deve essere garantito l’accesso libero ma regolato da un preciso orario di apertura e chiusura. I giardini devono diventare luogo di relax e di svago a stretto contatto con una realtà storica unica nel suo genere.
- Una tale soluzione avrà senz’altro una ripercussione positiva sul turismo della città e sarà pure una valorizzazione del Museo Diocesano.
Dove è andata a finire la trasparenza?
Così come stanno andando le cose, abbiamo la netta impressione che il sindaco stia portando avanti una sua visione di un giardino ricco di attrazioni turistiche: attrazioni che i cittadini, dopo averle finanziate con le proprie tasse, potranno vedere solo dietro ulteriore pagamento di un biglietto di ingresso.
Per l’AES/GBL è inoltre incomprensibile che non ci siano protocolli o resoconti ufficiali degli incontri tenuti dall’apposito gruppo di lavoro.
Quale è la scaletta di lavoro?
Secondo il preventivo di Steiner a giugno 2009 doveva essere conclusa la prima fase con la presentazioni di diverse soluzioni. Ciò non è avvenuto.
Nella sua risposta alla nostra interrogazione il Sindaco si è solo preoccupato di dire che il risultato del lavoro di questo gruppo verrà presentato durante un consiglio comunale nel prossimo autunno.
Conclusioni:
L’AES/GBL invita il sindaco e la giunta a confrontarsi con la popolazione e a mettere in tavola tutte le carte che riguardano questo progetto.
Decisioni precoci dietro le quinte, senza coinvolgimento della popolazione e del Piano Master non sono la strada giusta!
Qui si tratta di un luogo del tutto particolare, si tratta anche di qualità di vita e di estetica nel pieno centro storico della nostra bellissima Bressanone.
Elda Letrari
Per l’Alternativa Ecosociale Bressanone
Bressanone, 3 settembre 2009
Offener Brief an den Bürgermeister: Downhill ja, aber abseits der Wanderwege!
Veröffentlicht August 11, 2009 Kommentare/Commenti , Mobilität / mobilità , Umwelt / ambiente 1 KommentarSchlagworte: AVS, CAI, downlhill, Klauspeter Dissinger, Offener Brief, Plose, Wanderwege
Nach fast 3 Jahren befahren die Downhillfahrer immer noch die Wanderwege Nr. 5 und Nr. 17, gefährden durch ihre hohe Geschwindigkeit und ihre aggressive Fahrweise die Sicherheit der Wanderer und schaden dem Image von Brixen als Wanderstadt.
Deshalb fordere ich den Bürgermeister in seiner Zuständigkeit für Gesundheit und Sicherheit der Bevölkerung auf, den Transport von Downhillrädern (wohlgemerkt nur von Downhillrädern und nicht von Mountainbikes!) mit der Plose-Seilbahn ab sofort zu verbieten, bis nicht eine eigene Downhillstrecke realisiert wird. In anderen Südtiroler Gemeinden, die stark auf Wandertourismus setzen, wird dies bereits seit Jahren so gehandhabt.
Der GBL-Bereichssprecher für Verkehr
Dr. Klauspeter Dissinger